Il mobbing visto dal ministro per la Funzione Pubblica
Abbiamo letto di recente sulla stampa che è stato firmato il CCNL del comparto ministeri 2002-2003 dal ministro per la Funzione Pubblica e dai sindacati di settore.
Tutti i mass media hanno riferito dell’esistenza, nel documento firmato, di un capitolo sulla repressione del mobbing nel mondo dei pubblici dipendenti.
La notizia, a noi del MIMA, ha fatto veramente piacere sia perché il fenomeno era stato preso in considerazione anche dalle istituzioni, sia perché speravamo che l’articolato di legge, presentato il 27 gennaio 2003 dalla Commissione Governativa, di cui sono membro, proprio nelle mani del ministro Luigi Mazzella, avesse prodotto dei risultati significativi per i mobbizzati italiani, almeno per quelli che operano nel pubblico impiego.
Purtroppo, una volta letto il Capo II articolo 6 del CCNL suddetto, ci siamo, ancora una volta, dovuti ricredere sulle istituzioni.
Nel primo comma la definizione di mobbing, formulata dalla Commissione, è riportata in una forma distorta, contorta, storpiata e con l’aggiunta di termini che, stravolgendo quello che in realtà può accadere ad un mobbizzato, rendono inutile, se non dannoso, la definizione stessa e tutto quello che ne consegue.
Il dubbio di inciucio tra il ministro ed i sindacalisti firmatari dell’accordo, al fine di rendere inapplicabili le forme di repressione del fenomeno previste nello stesso, è stato fortissimo, ma si è definitivamente consolidato quando si è letto tutto il resto e sono spuntati fuori, in nome e per conto delle vecchie logiche di concertazione, comitati paritetici costituiti da ministeri e sindacati con chiara suddivisione di posti di comando ed altrettanto chiara volontà di occuparsi di tutto meno che di mobbizzati.
Emblematica è, poi, l’istituzione della figura del consigliere/consigliera di fiducia "interna"all’apparato ministeriale e quindi sottoposta ai desideri dell’attuale organizzazione del lavoro che favorisce o genera mobbing. In altre parole non si è avuto neppure il buon senso di prevedere tale figura esterna alla struttura dove opera e, di conseguenza, ricercarla tra esperti non influenzabili dalle logiche dell’organizzazione piramidale che sovrintende la gestione del personale.
Per tali motivi ci sentiamo in dovere di allertare tutti i mobbizzati del pubblico impiego a diffidare di quanto previsto dal CCNL, appena firmato, ed a continuare la loro lotta per la sopravvivenza nei modi finora usati, sperando che la Presidenza del Consiglio dei ministri si affretti a varare una legge nazionale che si avvalga di quanto prodotto, con uno studio approfondito, dalla Commissione tecnico scientifica.
Dal luglio 2003 l’Italia avrà la Presidenza della UE; ci auguriamo che il Governo voglia presentarsi all’appuntamento avendo, almeno sul fronte del mobbing, rispettato quanto previsto dal Parlamento Europeo per gli stati membri con la relazione finale n° A5 – 0283/2001 del 16 luglio 2001.
Roma 07/03/03 Il Presidente del MIMA